06 June 2014

Introduzione

L’imposizione delle imprese, in quanto elemento importante dell’attrattiva internazionale delle piazze economiche, è attualmente al centro degli interessi politici di OCSE, G20 e UE. In particolare, i Paesi dotati di un regime fiscale sul modello “no or low taxation” sono oggi oggetto di attacco da parte delle istituzioni comuni europee e mondiali, che spingono sempre più verso accordi di collaborazione, scambio di informazioni, trasparenza e leale concorrenza fiscale. La Svizzera è pertanto sotto pressione a causa, soprattutto, dei regimi fiscali privilegiati applicati dai Cantoni alle società holding, di domicilio e miste, come pure della prassi in materia di stabilimenti finanziari di impresa (Swiss Finance Branch). La critica è in particolare rivolta al trattamento in parte differenziato dei redditi di imprese nazionali ed estere (il cosiddetto “ring fencing”). Confederazione e Cantoni hanno istituito, nell’autunno 2012, un’organizzazione paritetica di progetto comune allo scopo di procedere ad una riforma del sistema impositivo svizzero con due distinte e precise finalità: il rafforzamento della piazza fiscale svizzera e la risoluzione delle controversie fiscali in essere, in primis, con l’Unione Europea. L’organo di coordinamento è responsabile della gestione globale del progetto ed è composto in maniera paritetica da quattro rappresentanti della Confederazione e da quattro dei Cantoni. Il testo per la procedura di consultazione dovrebbe essere pronto per l’estate di quest’anno.

Gli statuti fiscali cantonali

Gli statuti fiscali cantonali sono attualmente di grande rilievo finanziario ed economico per la Confederazione e per molti Cantoni. Nel 2009 le entrate della Confederazione da imprese con regime fiscale speciale sono state complessivamente di circa 3,8 milioni di franchi, quasi la metà dell’intero gettito dell’imposta sull’utile della Confederazione. Nei Cantoni tali entrate costituiscono, con un valore di 2,1 miliardi di franchi, circa un quinto del gettito annuo dell’imposta sull’utile di Cantoni e Comuni, seppur con notevoli differenze a seconda del Cantone (si passa da un peso minimo dell’1% ad uno massimo del 58%). È importante sottolineare che mentre la concorrenza fiscale intercantonale sull’imposizione ordinaria è molto elevata (si passa da un’aliquota di imposta minima del 12,32% ad una massima del 24,17%), quella sui regimi fiscali speciali è minima. Questi in pratica consentono ad ogni Cantone di essere competitivo a livello di concorrenza internazionale in ambito di attività mobili (ossia rapidamente trasferibili in altri Paesi). Se gli statuti fiscali cantonali dovessero essere soppressi a causa dell’assenza di consenso internazionale, ciò comporterebbe una limitazione della competitività internazionale della Svizzera e un inasprimento della concorrenza fiscale intercantonale. Si profilerebbe inoltre la minaccia di una perdita sostanziale di posti di lavoro.

I contenuti della riforma: elementi di politica fiscale e finanziaria

L’organo di coordinamento si è espresso a favore di un indirizzo di politica fiscale che preveda misure conformi agli standard internazionali, costituito da tre elementi principali.
  1. Introduzione di nuove regole per le attività mobili: la misura più immediata risulta essere l’abolizione dei regimi fiscali speciali, con la scomparsa di ogni forma di “ring fencing” e di non imposizione internazionale. Parallelamente, sono state esaminate diverse possibili normative speciali ed è stata proposta l’introduzione di un licence box (imposizione privilegiata dei diritti di licenza) per quanto concerne le imposte cantonali. Viene previsto, inoltre, di esaminare ulteriormente il modello di imposta sull’utile con deduzione degli interessi a livello federale e cantonale. Queste norme consentirebbero alla Svizzera di continuare ad essere fiscalmente attraente per una parte rilevante delle attività mobili.
  2. Riduzione delle aliquote cantonali di imposta sull’utile: è previsto che i Cantoni possano decidere autonomamente di adeguare le proprie aliquote di imposta sull’utile nella misura in cui lo considerino necessario per mantenere la loro competitività a livello internazionale. Si suppone che più il tenore delle nuove norme sarà restrittivo, maggiore sarà l’importanza attribuita alle riduzioni dell’aliquota dell’imposta cantonale sull’utile.
  3. Soppressione di determinati oneri fiscali: per rafforzare l’attrattiva generale della piazza imprenditoriale svizzera dovrebbe anche essere esaminata la possibilità di eliminare alcuni oneri fiscali. Le relative discussioni sono incentrate sulla soppressione della tassa di emissione sul capitale proprio e su adeguamenti in ambito di imposta cantonale sul capitale.
Gli oneri finanziari della riforma dovranno essere equamente ripartiti affinché i Cantoni possano disporre del necessario margine di manovra politico-finanziario. In quest’ottica l’organo di coordinamento ha previsto che la Confederazione adotti delle misure di compensazione verticali, affinché il minor gettito dovuto alla riduzione delle aliquote cantonali dell’imposta sull’utile possa essere attenuato e si realizzi una “simmetria di sacrifici”. Sarebbe così possibile evitare che i Cantoni, che non possono sostenere con le proprie forze gli oneri finanziari della riforma, perdano la loro attrattiva e che la Confederazione debba rinunciare a cospicue entrate fiscali. L’entità della partecipazione finanziaria della Confederazione con misure verticali di compensazione dipende dalla scelta dell’indirizzo di politica fiscale: più il tenore delle nuove norme sarà restrittivo, più dovrà essere ridotta l’imposta cantonale sull’utile per mantenere basi fiscali mobili e maggiore sarà tendenzialmente la partecipazione finanziaria della Confederazione. Spetterà comunque al Consiglio Federale decidere in merito all’effettiva entità e al tipo di misure di compensazione da adottare. L’organo di coordinamento ha previsto che l’attuale sistema di perequazione finanziaria dovrebbe consentire una concorrenza fiscale leale tra i Cantoni anche in presenza di nuove condizioni quadro in materia di politica fiscale. Nel corso della Riforma dell’imposizione delle imprese saranno tuttavia necessari adeguamenti al sistema per poter meglio rappresentare la nuova realtà, dato che verrà presumibilmente modificato il potenziale di risorse fiscali disponibili.

Conclusioni

La Riforma III dell’imposizione delle imprese si inserisce nel quadro delle misure che la Svizzera sta ponendo in essere nel proprio percorso di adeguamento alle richieste sempre più pressanti della comunità internazionale. Grazie alle ottime condizioni quadro generali (stabilità politica, finanze statali sane, lavoratori qualificati), la Svizzera si trova tuttora in una buona situazione di partenza e può intraprendere la Riforma da una posizione di forza. Tuttavia, le ripercussioni finanziarie della Riforma III per la Confederazione e i Cantoni non sono per ora ancora quantificabili, ma dovrebbero essere notevoli. Basti pensare al fatto che i Cantoni verranno impattati in maniera molto differente dall’abolizione dei regimi speciali di tassazione, in quanto ognuno ne beneficia in maniera diversa. La predisposizione di un adeguato ed equilibrato meccanismo di redistribuzione delle risorse dalla Confederazione ai Cantoni si rivela quindi un aspetto di primaria importanza all’interno della Riforma, in quanto le imprescindibili misure di compensazione dovranno essere strutturate in modo da tenere conto di questa complessità e non distorcere la concorrenza fiscale tra Cantoni. Prima ancora di questo, le stesse autorità Federali e Cantonali devono essere consapevoli che, al di là di stime, proiezioni e possibili scenari, solo alla prova dei fatti si capirà davvero quante e quali imprese estere, a seguito del cambiamento di politica fiscale, lasceranno il territorio elvetico alla ricerca di un nuovo e più favorevole regime speciale di tassazione.